Livorno nella I Guerra di Indipendenza PDF Stampa E-mail

1848, Bandiera tricolore con stemma granducale lorenenseLa partenza per la Lombardia

Allo scoppio della Prima Guerra di Indipendenza nel 1848 si costituì a Livorno un battaglione di volontari per andare a combattere con i piemontesi sui campi in Lombardia. Ne assunse il comando Giampaolo Bartolommei, marito della poetessa e scrittrice Angelica Palli. Nel corso del trasferimento, giunti a Pietrasanta, il comandante Bartolommei, consapevole delle difficoltà e dei rischi che avrebbero incontrati, rivolse un proclama ai volontari dal quale ben risulta il clima di quei giorni. Eccone uno stralcio:

Soldati, Il tempo di essere utili davvero alla nostra Patria è giunto. Domani partiremo da Pietrasanta per recarci dove l’odio della tirannide tedesca e la voce dell’onore ci chiamano. E’ forza quindi prepararci a vita faticosissima, vita di privazioni immense, vita insomma veramente militare nella quale ogni passo è segnato da un sacrificio. Marce lunghe e penose, spesso solo biscotto per vitto e il nudo terreno per letto. Ecco ciò che ci attende, né mai si potrà giungere a meritata libertà se attraverso tante pene non vi sappiamo pervenire.... Io non dubito di voi, ma ho il dovere di provvedere di quello che abbisogna per calcare con onore la via incominciata e soprattutto abbisogna disciplina severa. (27 marzo 1848 - Il Comandante della Divisione di Livorno Volontaria - G.P. Bartolommei)

I livornesi a Curtatone e Montanara

Il 20 maggio del 1848 a Curtatone e Montanara, due paesi della provincia di Mantova, poco più di 6 mila toscani e napoletani con pochi cannoni e scarsa cavalleria al comando del generale Cesare de Laugier, un vecchio ufficiale che aveva combattuto con Napoleone, sostennero l’attacco dei 18 mila soldati austriaci del generale Joseph Karl Radetsky che tentavano di prendere alle spalle i piemontesi impegnati nell’assedio di Peschiera. A Mantova si trovavano altri 24 mila austriaci in riserva. Vicino al quartiere generale dei volontari italiani, situato nella località Le Grazie, poco lontana da Curtatone, c’era il battaglione universitario composto da studenti dell’Ateneo di Pisa e dai loro professori tra i quali Giuseppe Montanelli che fu ferito e fatto prigioniero.

Il primo attacco degli austriaci fu sferrato contro la destra dei trinceramenti toscani. L’attacco proseguì per alcune ore fino a che, sopraffatti dal numero degli avversari, essendo uscita da Mantova anche la riserva austriaca, gli italiani furono costretti a ritirarsi attraverso un passaggio obbligato costituto dal ponte sul fiume Osone e dal vicino ridotto del Mulino. La resistenza di questo punto strategico fu sostenuta dai volontari comandati dall’avvocato livornese capitano Vincenzo Malenchini, mentre altri livornesi resistettero in prossimità del bivio stradale presso la località Le Grazie.

Il sacrificio dei toscani procurò a Carlo Alberto nei giorni successivi la vittoria di Goito e la resa di Peschiera.

Ventuno furono i livornesi inquadrati nelle quattro compagnie del battaglione universitario. Tra i primi a morire a Curtatone vi fu uno di loro, lo studente in medicina Riccardo Bernini della terza compagnia. Lasciati gli studi all’Università di Pisa, era partito volontario con tanto entusiasmo da superare persino alcuni gravi guai fisici dei quali soffriva.

Il tricolore richiesto dalla Guardia civica livornese il 17 marzo del 1848

Ai primi di settembre del 1847, durante una manifestazione per la concessione della Guardia Civica, riapparve a Lucca la bandiera tricolore che era stata emblema della Repubblica Cispadana, poi Cisalpina. Solo alcuni giorni più tardi a Livorno i giovani della comunità israelita offrirono ai popolani del quartiere "Venezia" una bandiera bianca, rossa e verde. Anche a Firenze il 12 settembre dello stesso anno, in occasione di alcune concessioni fatte dal Granduca, le bandiere toscane rosse e bianche furono affiancate da qualche bandiera tricolore. A partire da questo momento in tutti gli stati italiani il tricolore diventò un simbolo, la bandiera rivoluzionaria di chi voleva l’Italia una e indipendente.

Sotto le pressioni popolari i vari stati della penisola furono costretti nel 1848 a concedere l’uso del tricolore, seppure differenziato nella foggia con l’aggiunta di un particolare stemma distintivo per ciascuno degli stati. Lo Stato pontificio l’adottò il 18 marzo, la Repubblica veneta il 22 marzo, il Regno delle Due Sicilie il 3 aprile, il Ducato di Parma e Piacenza il 9 aprile e la Toscana il 17 aprile. Il Regno di Sardegna fece del tricolore la propria bandiera il 23 marzo del 1848 in previsione di passare il Ticino per combattere gli austriaci. Carlo Alberto lo consegnò all’esercito dicendo testualmente di usarlo per meglio mostrare con segni esteriori il sentimento dell’unione italiana. I reparti che non ricevettero in tempo la nuova bandiera iniziarono la campagna del 1848 con la bandiera azzurra dei Savoia sulla quale venne applicato un nastro tricolore.

Proprio nel giorno nel quale il governo toscano stabiliva l’uso del tricolore con in campo bianco lo stemma lorenense, a Livorno i militi della Guardia Civica, alla quale dovevano ancora essere assegnate le bandiere di reparto, temendo che queste non fossero i tricolori, rivolsero una petizione al proprio comandante le cui espressioni ci fanno capire quale importante significato i cittadini livornesi assegnassero in quel momento a tale bandiera.

Essendo imminente la solennità della consegna delle bandiere al nostro Corpo Civico e volendo tempestivamente evitare il malcontento che per ogni parte proromperebbe quando quelle non fossero di quei colori più simpatici al Popolo sotto i quali già combattono i nostri in Lombardia, i sottoscritti, facendosi interpreti d’un sentimento comune, domandano che il nostro bene amato Colonnello esprima all’Autorità competente il desiderio della Guardia Civica livornese di avere la bandiera nazionale italiana con qualche distintivo, se vuolsi, che valga a indicare lo Stato toscano e il Municipio livornese…Il Piemonte, che è per sua potenza lo primo stato italiano, ha già adottato il venerato vessillo. Non possiamo di meglio che seguire lo esempio. D’altronde non è più tempo di soddisfare a mezzo i giusti desideri del Popolo. Il Governo non tema appagarli, ne resulterà sicurezza e fiducia maggiori. (Livorno 17 aprile 1848)

Baionetta (secondo quarto XIX secolo) usata dai volontari livornesi - Biblioteca Labronica, Villa Maria, Livorno Seguono le firme di cento cittadini livornesi arruolati nella Guardia Civica, tra queste, ben leggibili, quelle di Antonio Mangini, Vincenzo Malenchini, Angiolo della Valle e Francesco Michele Guerrazzi (da non confondere con Francesco Domenico Guerrazzi).