Livorno nella II guerra di indipendenza PDF Stampa E-mail

La partenza dei volontari

G. Fattori, Particolare dell'Assalto alla Madonna della Scoperta - Museo Fattori, LivornoDopo gli accordi segreti intercorsi con la Francia il 21 luglio del 1858 a Plombiers, Cavour tornò in Italia e chiamò Giuseppe Garibaldi dicendogli di tenersi pronto. Era giunta l’ora di riprendere la guerra contro l’Austria.

All’inizio dell’anno seguente, quando ormai l’apertura delle ostilità sembrava più vicina, iniziò a Livorno l’arruolamento di volontari. Sfidando la vigile attenzione della polizia toscana, gente di ogni ceto corse a dare il proprio nome e offrire la propria disponibilità. In mezzo ad una straordinaria animazione 800 livornesi, cantando "Addio mia bella addio", partirono dal molo Mediceo diretti a Genova il 17 aprile del 1859. Poco dopo cadeva il governo fiorentino sostituito da un governo provvisorio del quale entrava a fare parte anche il livornese Vincenzo Malenchini.

 

Angelica Bartolommei Palli sul giornale Il Romito (N° 16 del 17 aprile) che si auto definiva Settimanale artistico, letterario e scientifico, ma che in realtà era un giornale politico fondato dalla stessa Palli nel 1858, indirizzò un saluto ai volontari livornesi in partenza del quale si riportano i passi più significativi:

Voi partite! Come non dirvi due parole d’addio! La terra su cui nasceste esulta per la vostra partenza. I parenti accalcati al lido vi salutano colla mano, colla voce, col pianto, benché la separazione costi immenso dolore non fanno voti perché gli affetti domestici vi tengano presso i focolai natii…. Il mare e il cielo vi arridano o pellegrini! Finita la mestizia dei congedi, voi ebbri di gioventù e di speranza sederete sulla coperta del legno (Nota: nave) intonando quelle canzoni che fanno battere forte il cuore dei valorosi…. Voi sciogliete l’ancora e l’anima mia sospesa fra i dolori del passato e le speranze dell’avvenire vi dice Addio!

A.B.P.

Francesco Domenico Guerazzi dal canto suo commentò questa vocazione livornese al volontarismo, in una lettera scritta lo stesso giorno, scrivendo:

è per me una consolazione vedere la mia città, tanto calunniata dal gregge astioso della moderata mediocrità, apparire prima tra le prime a mostrarsi pronta….

Il 27 aprile a Livorno sul Palazzo del Governo fu alzata di nuovo la bandiera tricolore dopo la fugace apparizione tra il 1848 e il 1849. Qualche minuto dopo il tricolore sventolava anche sul Palazzo del Comune e sul campanile del Duomo. In Piazza Grande una gran folla applaudì commossa e composta.

Due giorni dopo, le truppe austriache forti di 170 mila uomini passarono il Ticino e si trovarono i fronte 60 mila piemontesi con in testa Vittorio Emanuele II e 120 mila francesi al comando dello tesso Napoleone III.

Gli 800 volontari livornesi giunti in Piemonte vennero in parte arruolati nell’esercito regolare del quale seguirono le sorti e in parte aggregati ai Cacciatori delle Alpi di Garibaldi. Altri numerosi livornesi raggiunsero autonomamente le file di tale reparto che combatté con successo a Varese e San Fermo.

La città di Livorno ha voluto ricordare gli storici avvenimenti del 1859 che portarono all’annessione della Lombardia al Piemonte e onorare la memoria della straordinaria partecipazione dei volontari livornesi alla Seconda Guerra di Indipendenza, assegnando ad alcune strade cittadine il nome delle località nelle quali furono combattute le battaglie più famose e cruente: Montebello (20 maggio), Palestro (30 e 31 maggio), Magenta (4 giugno), Solferino e San Martino (24 giugno).

La Toscana e Livorno si uniscono al Piemonte

Il 1859 fu un anno memorabile per tutta la Toscana. Il 24 ed il 26 aprile, a seguito del rifiuto del Granduca Leopoldo II di aderire all’alleanza con il Piemonte, nell’esercito toscano e tra la gente cominciò a serpeggiare il malcontento. Il 27 aprile il Granduca, rendendosi conto di non poter mantenere la neutralità, ma non disperando di salvare il destino della sua dinastia, abdicò a favore del figlio Ferdinando, che aveva combattuto nell’esercito austriaco, e lasciò Firenze. Il 15 luglio La Nazione, al suo secondo giorno di vita, pubblicava: La Toscana ha compiuto il più grande rivolgimento politico che un popolo possa mai attendersi. Il 17 agosto fu dichiarata decaduta la monarchia lorenense. Un governo provvisorio presieduto da Ubaldino Peruzzi offrì a Vittorio Emanuele II la dittatura, ma la proposta, per motivi di convenienza internazionale, fu rifiutata. Venne invece accettato un protettorato per il periodo della guerra in Lombardia retto dal commissario straordinario Carlo Boncompagni che mise a capo del ministero Bettino Ricasoli.

L’11 e 12 marzo 1860 in Toscana si tenne il plebiscito per decidere l’unione al Piemonte o la permanenza di un regno indipendente. Il risultato fu clamoroso: su 386.445 elettori ben 366.571 si espressero per l’annessione, 14.925 per il regno indipendente, 4.949 si astennero.

A Livorno si esultò: su 23.900 votanti solo 215 si erano espressi a favore del regno separato. Si era compiuta una rivoluzione senza spargimento di sangue!

Partenza di volontari da Livorno,  Incisione da "L’illustration, Journal Universel", 1859